

38. Carriera e morte di Danton.

Da: Ph. Boutry, La morte di Danton, in Farestoria, n. 13, 2
semestre 1989.

Uno dei personaggi pi controversi della Rivoluzione francese fu
senza dubbio George Danton, visto ora come un acceso
rivoluzionario, ora come un corrotto faccendiere, in ogni caso
come il rivale acerrimo di Robespierre, ed entrato poi nel mito e
nella letteratura. In questo articolo lo storico francese
contemporaneo Philippe Boutry cerca di inquadrarne la poliedrica
personalit, partendo dalla cultura del rivoluzionario vista
attraverso le letture librarie, per arrivare fino al momento
dell'opposizione al terrore, da lui stesso introdotto, del
processo e della condanna a morte, che lo storico vede come un
avvenimento emblematico, che va al di l della stessa Rivoluzione
francese.

Il giorno 16 del mese di germinale dell'anno secondo del
calendario rivoluzionario, cio nel nostro calendario cristiano il
5 aprile 1794, dopo un brevissimo processo di tre giorni, la testa
di Georges Danton finiva sotto la ghigliottina insieme con quelle
del gruppo dei cosiddetti indulgenti che volevano fermare il
Terrore.
Non passarono quattro mesi, gli uomini che avevano voluto la morte
di Danton, cio Robespierre, Saint-Just, Couthon [principali
esponenti del Comitato di salute pubblica], furono ugualmente
ghigliottinati senza processo, il 28 luglio 1794. Con la loro
morte si conclude la fase ascendente, radicale della storia della
Rivoluzione francese.
Georges Danton a quest'epoca aveva compiuto soltanto 35 anni,
Robespierre ne aveva 36, Saint-Just 27. Questa Rivoluzione era,
dunque, un affare di uomini molto giovani. L'uomo Danton,
l'evento del suo processo e della sua morte ben presto divennero
materia per la letteratura e per il mito. Quaranta anni dopo, nel
1835, un giovane drammaturgo tedesco [George Bchner, 1813-1837]
scrive la Morte di Danton, esaltando l'eroe giovane, vitale,
generoso, romantico in breve, e il suo destino tragico. [...].
Danton non  soltanto l'uomo che si oppone a Robespierre e che
cade vittima di lui prima di seppellirlo alcuni mesi dopo; 
ancora un personaggio simbolo di tutta la storia di questi anni,
un avvocato entusiasta per il crollo dell'Ancien Rgime, un
rivoluzionario, un popolare oratore parigino dei primi anni della
Rivoluzione, vero capo del governo rivoluzionario provvisorio
dell'estate del '92, dopo la caduta della monarchia, l'uomo della
vittoria dei volontari di Valmy; ma anche l'uomo dei massacri di
settembre, il creatore del tribunale rivoluzionario e la sua pi
famosa vittima. La sua morte assume, dunque, mi sembra, il valore
di una riflessione sull'intera dinamica della Rivoluzione
francese.
E' venuto il momento di chiedersi chi era Georges-Jacques Danton.
Danton appartiene alla piccola borghesia di provincia legata alla
capitale e appartiene anche alla professione comune al pi grande
numero dei grandi attori della Rivoluzione, quella di avvocato. E'
nato nella piccola citt di Arci-sur-Aube, in Champagne, nel 1759;
avr trent'anni nell''89. Il padre  procuratore legale e lui fa
buoni studi nel collegio oratorio di Troyes. Va quindi a lavorare
a Parigi da un altro procuratore, amico del padre. A 21 anni
sposa, a Parigi, nell''87, la figlia di un ricco albergatore,. che
gli compra l'ufficio di avvocato presso il Consiglio del re. Alla
vigilia della Rivoluzione non ha fatto fortuna: vive tra Parigi e
Arci-sur-Aube, la citt natia dove conserva alcune propriet, in
un mediocre benessere borghese.
ll catalogo della sua biblioteca, redatto nel '93 alla morte della
sua prima moglie, permette di conoscere meglio la sua personalit
intellettuale. Ha conservato dal collegio alcuni elementi della
cultura classica greco-latina: da Demostene ad Eschilo in
traduzione francese, Plutarco in traduzione inglese, Cesare,
Lucrezio, Ovidio in traduzione sia francese che inglese o
italiana. Legge l'inglese, anche l'italiano che era la lingua di
sua suocera. Vi si trovano elencati libri di Ariosto, Boccaccio,
Beccaria, Guicciardini. I suoi libri francesi testimoniano di una
cultura classica legata all'Accademia: la storia ecclesiastica, la
storia antica, la storia del basso impero, le opere di Rabelais,
Montaigne, Molire, Racine, La Fontaine; ma soprattutto ha
acquisito i grandi testi dei Lumi, il dizionario di Bayle, la
storia naturale di Buffon, naturalmente l' Enciclopdie di Diderot
e D'Alembert, ed anche le opere complete di Montesquieu, Voltaire,
Rousseau, Condillac, Helvtius. Invece si trovano elencati pochi
libri legati alla professione di diritto o di legislatura
verosimilmente venduti insieme all'ufficio di avvocato nel 1791.
Ha conservato una sola opera rivoluzionaria, il famoso Tableau de
la Rvolution franaise che ricorda l'evento dell''89. Dice il
proverbio: Dimmi che cosa leggi e ti dir chi sei. L'inventario
della biblioteca di Danton (83 autori, 640 volumi) testimonia
della cultura assai tipica di un honnte homme della fine del
Settecento francese, colto, pi aperto all'inglese o all'italiano
che al greco o al latino del collegio, che leggeva soltanto in
traduzione, e poco pi. Le biblioteche del tempo sono al contrario
ancora molto ricche di libri di teologia o di piet, totalmente
assenti dalla biblioteca di Danton che  particolarmente aperto
alla produzione letteraria o filosofica dei Lumi, anche se i
filosofi e gli scrittori pi acuti della fine del secolo (Diderot,
d'Holbac, La Mettrie) sembrano assenti dal suo orizzonte
intellettuale. In poche parole Danton non  certamente il barbaro
che descrive la storiografia controrivoluzionaria francese da
Adolphe Thiers [storico e primo ministro repubblicano nel 1871] a
Hippolythe Taine [storico di orientamento positivista, operante
nella seconda met dell'Ottocento]; si inserisce al contrario tra
questo pubblico medio dei Lumi, dei clienti dell' Enciclopdie,
dei lettori di Voltaire e Rousseau, e condivide le loro
convinzioni. [...].
Le prime testimonianze politiche che conserviamo di Danton
risalgono attorno al 14 luglio 1789: il 13  stato veduto
arringare gli abitanti di questo quartiere [all'interno di una
sezione, divisione amministrativa di Parigi, il quartiere nel 1793-
94  la base territoriale di una forma di democrazia diretta, con
le sue assemblee, i comitati e gli oratori; Danton appartiene alla
sezione dei Cordeliers, nel centro della vecchia Parigi] per la
difesa dell'Assemblea contro il re e per l'assalto alla Bastiglia;
il 15 e il 16 di luglio lo vediamo impedire un'azione del nuovo
governatore del castello, che sar completamente distrutto dal
popolo parigino, ma non sembra che Danton abbia partecipato
direttamente all'assalto stesso della Bastiglia e neanche sembra
abbia partecipato alle due giornate del 5 e 6 ottobre 1789, quando
le donne di Parigi costringono il re a lasciare il suo palazzo di
Versailles per andare a Parigi. Negli anni 1789-1791 Danton
interviene come oratore popolare di quartiere con una grande
veemenza, in favore dei temi pi democratici: il suffragio
universale, la difesa della libert di stampa e particolarmente la
difesa dell'Ami du peuple, il giornale di Marat.
La sua seconda grande affermazione politica viene nell'estate del
1791, dopo la fuga di Varennes, quando Luigi sedicesimo tenta di
fuggire all'estero con la sua famiglia per tornare a stabilire la
monarchia assoluta con l'aiuto delle armate straniere, prussiane.
Danton, con Marat e Brissot, sembra essere all'origine della
petizione popolare che richiede l'allontanamento del re per
tradimento, ma non  presente il 17 luglio 1791 quando la Guardia
Nazionale con La Fayette fa fuoco sulla folla indifesa dei
parigini. Danton , tuttavia, minacciato di arresto e fugge tre
settimane in Inghilterra, poi torner a Parigi nell'ottobre 1791,
dopo un'amnistia.
Dal gennaio 1791 fino all'estate del 1792, Danton occupa diversi
posti amministrativi nel Dipartimento e nel Municipio di Parigi.
Parla al club dei Giacobini, al club dei Cordiglieri, il suo
quartiere, nelle sezioni, nelle assemblee popolari.
Alla vigilia del 10 agosto 1792, cio alla vigilia della caduta
della monarchia,  considerato come uno dei capi del movimento
popolare parigino. Danton  un uomo di proporzioni atletiche, dal
viso allegro ma deformato dal vaiolo, di voce forte, di parola
facile: sembra fatto per convincere e far agire; il suo ruolo
nella preparazione della presa del Palazzo delle Tuileries  molto
evidente nella sua sezione dei Cordiglieri, nelle discussioni
preliminari. Fra i capi del partito democratico  quello che
agisce con molta risoluzione:  lui che proclama la soppressione
della distinzione dei cittadini attivi, i pi ricchi, e cittadini
passivi nella notte del 10 agosto, ma non sembra ancora che abbia
partecipato direttamente al combattimento: tu fosti assente in
questa terribile notte dir Saint-Just al momento dell'accusa.
Tuttavia l'indomani Danton  uno dei capi del governo
insurrezionale e diviene ministro della giustizia nel governo
provvisorio. Sar per due mesi il pi importante esponente della
politica rivoluzionaria. In questi due terribili mesi di agosto e
settembre 1792, organizza l'arruolamento dei volontari per la
difesa della Francia invasa, suscita l'entusiasmo patriottico in
un suo discorso rimasto molto celebre in Francia: Audacia,
audacia, audacia, e la Francia  salva!. [...].
Il terzo episodio molto importante nella vita politica di Danton 
da collocare nella grande crisi della primavera del 1793, che vede
la difesa della Francia, la rivolta della Vandea, il conflitto
acuto fra moderati e radicali. Danton si schiera a fianco dei
Montagnardi dopo alcuni tentativi di riconciliazione e alcune
esitazioni. E' lui all'origine, il 10 marzo 1793, della creazione
di un tribunale rivoluzionario per una giustizia pi spedita
contro i nemici della repubblica;  lui che suscita l'arruolamento
dei volontari e sostiene la creazione di un Comitato di Salute
Pubblica in cui entra il 6 aprile 1793. Nelle giornate del 31
maggio e del 2 giugno 1793, dopo alcuni tentativi di
riconciliazione, fa alleanza finalmente con Robespierre per la
caduta dei Girondini, sotto la pressione del movimento popolare
parigino. Crea finalmente, nel luglio e settembre, un'armata
rivoluzionaria, straordinaria, formata da Sanculotti parigini che
avr un ruolo centrale nella repressione della Vandea.
Ma entriamo con l'estate 1793 nella fase del declino
dell'influenza politica di Danton. Egli non vuole o, forse, non 
capace di dirigere lo sforzo drammatico del governo rivoluzionario
fra l'estate del 1793 e la primavera del 1794 contro la coalizione
dei nemici dell'estero e dell'interno, e far vincere la
rivoluzione democratica:  l'ora dei Giacobini,  l'ora dei
Comitati di Salute Pubblica e di Sicurezza Generale,  l'ora di
Robespierre, il capo determinato, convinto della Repubblica
democratica. Scrive, nell'autunno 1793, Robespierre: I principi
del governo, in periodo rivoluzionario, sono il terrore e la
virt; il terrore senza il quale la virt  impotente, la virt
senza la quale il terrore  funesto. Danton non ama il terrore e
non possiede in misura sufficiente la virt. Lo scontro tra i due
uomini era forse inevitabile. Fra l'estate del 1793 e la primavera
del 1794, Danton  spesso assente dalla vita politica, o per
andare a riposarsi nella sua citt natia di Arci-sur-Aube, dove ha
acquistato propriet e vive da buon borghese, o per sposare una
nuova giovane moglie, dopo la morte della prima, e vivere
allegramente a Arci o a Parigi tra amici e ammiratori.
Tuttavia Danton trova alcuni momenti, gli ultimi momenti
significativi, di alleanza con Robespierre, particolarmente in due
occasioni fondamentali nella storia della Rivoluzione: il
movimento di decristianizzazione popolare e spontaneo dei
carnevali antireligiosi ai quali mette fine; nel febbraio e nel
marzo 1794, soprattutto, quando fa alleanza con Robespierre contro
i cosiddetti esagerati e arrabbiati, cio contro il Comune e le
sezioni parigine e popolari, contro Hbert e suoi compagni, che
sono mandati dalla Convenzione, con l'appoggio di Danton, alla
ghigliottina. Questa forse  la sua lacuna pi grave, cio di non
capire questo momento in cui la Convenzione mette fine alla
spontaneit del movimento popolare parigino a cui Danton doveva la
sua carriera politica. Nello stesso momento in cui Danton
favorisce la caduta e la morte di Hbert e di altri esponenti del
Comune di Parigi, sostiene un altro partito, e Saint-Just e
Robespierre diranno, a questo proposito, che si era formata
un'altra fazione all'interno della Convenzione Nazionale e
dell'opinione pubblica francese, il partito degli indulgenti.
Camille Desmoulins, il giornalista che ha partecipato all''89 e a
tutti gli eventi rivoluzionari, Camille Desmoulins, amico di
Danton e anche di Robespierre, pubblica a partire dal 1794 un
nuovo giornale Le Vieux Cordlier, che richiede la fine del
Terrore, la creazione di un comitato di clemenza, e paragona
Robespierre a Tiberio, ad un tiranno. Danton si schiera anche lui
dalla parte di Desmoulins; accusa anche lui, ma in privato, la
dittatura dei Comitati di Salute Pubblica e Sicurezza Generale,
accusa Robespierre. Robespierre  sospettato nei confronti degli
amici di Danton, particolarmente di Fabre d'Eglantine, l'uomo
dello scandalo della liquidazione della Compagnia delle Indie, e
anche Delacroix, arricchitosi con Danton nella missione del
Belgio. Danton, da parte sua, tornato a Parigi dopo alcune
settimane di assenza, moltiplica le provocazioni e le
dichiarazioni, ma senza esprimersi pubblicamente n alla tribuna
dell'Assemblea, n a quella dei Giacobini dove ha perso molta
influenza sotto la pressione del Comitato di Sicurezza Generale,
cio il primo responsabile del Terrore, del Terrore poliziesco
nella Francia della primavera del 1794. Il secondo Comitato,
quello di Salute Pubblica, firma il 10 germinale dell'anno secondo
il decreto di arresto di Georges Danton, di Camille Desmoulins, di
Delacroix, di Philippeaux, di Hrault.
L'indomani Saint-Just, il giovane Saint-Just, l'arcangelo del
Terrore, porta l'atto di accusa davanti alla Convenzione
Nazionale. Il suo lungo discorso scritto a partire dalle note di
Robespierre  un atto di accusa contro le cosiddette fazioni e
contro le persone considerate come cospiratori contro la
Repubblica, Sanculotti faziosi. Danton  mescolato a Fabre,
l'indulgenza interpretata come debolezza o tradimento. [...].
Cosa si pu dire sulla corruzione di Danton? L'accusa pi grave 
certamente di aver ricevuto denaro all'inizio della Rivoluzione da
Mirabeau [Gabriel-Honor de Mirabeau, scrittore e uomo politico] e
dal duca d'Orlans, cio dal pretendente reale alla corona di
Francia, per indebolire il partito di Luigi sedicesimo: e sembra
abbastanza vero. Le altre accuse sembrano, diciamo, meno
verificabili, sennonch Danton non sembra aver avuto un rapporto
molto corretto con il denaro della Repubblica e conclude Saint-
Just: Siate inflessibili,  l'indulgenza che risulta feroce per
chi minaccia la patria.
Questo discorso del mattino dell'11 germinale  completato la sera
di quello stesso giorno da Robespierre con un discorso davanti ai
Giacobini che era previsto per la Convenzione. Dice Robespierre in
uno stile molto differente da Saint-Just: Vedremo in questo
giorno se la Convenzione Nazionale sapr come far cadere un idolo
marcio da lungo tempo, o se nella sua caduta quest'idolo far
cadere la Convenzione e il popolo francese. Non vogliamo
privilegi, non vogliamo idoli. Pi ha lusingato i patrioti che si
fidavano di lui, pi deve conoscere, Danton, la severit degli
amici della libert. Cittadini - dice Robespierre - il momento 
venuto di dire la verit; chi sono questi uomini che preferiscono
le loro amicizie private, i loro timori agli interessi della
patria. Nel momento in cui trionfa l'uguaglianza, osano tentare di
distruggerla in questa Assemblea, vogliono far temere gli abusi
del potere, di questo potere nazionale che voi avete esercitato.
Tutto ci che avete fatto, l'avete fatto liberamente e le vostre
azioni hanno salvato la Repubblica e sono state approvate dalla
Francia intera. Vi vogliono far temere che il popolo sia vittima
dei comitati che hanno ottenuto la fiducia pubblica, che sono
stati creati dalla Convenzione Nazionale. Non si fidano della
giustizia nazionale degli uomini che hanno la fiducia della
Convenzione Nazionale, non si fidano della Convenzione Nazionale
che ha dato loro questa fiducia, non si fidano dell'opinione
pubblica che ha confermato questa fiducia. Dico - conclude
Robespierre, e queste sono parole terribili - che chiunque trema
in questo momento  colpevole, ma l'innocenza pu temere la
sorveglianza pubblica?. E conclude come Saint-Just: la
rivoluzione sta nel popolo e non si trova mai in alcuni
individui.
Danton - si capisce facilmente attraverso i discorsi dei suoi
avversari - non avr la possibilit di difendersi davanti alla
Convenzione Nazionale, non potr parlare ad altri deputati. Il suo
processo di tre giorni  senza dubbio un atto di iniquit, pieno
di irregolarit e di disposizioni particolari, senza testimoni per
la difesa, senza documenti e senza prove, con un tribunale in
balia di un Comitato di Sicurezza Generale e con un giudice che 
molto legato a questo Comitato: la causa di Danton si confonde con
quella di Fabre e quella di Delacroix: e appare in questo modo - e
su questo punto il film di Wajda [Andrzey Wajda, regista polacco,
autore di un interessante film sulla figura del rivoluzionario] 
molto giusto di tono - come uno dei primi e dei pi terrificanti
processi politici che fa ancora ombra sulla storia della
Rivoluzione francese. L'eloquenza stessa di Danton  impotente;
dir alla fine: La mia dimora sar molto presto nel niente, ma il
mio nome sar nel Pantheon della storia.
ll 16 di germinale, senza aver potuto sentire i suoi testimoni e
senza aver potuto vedere le prove dell'accusa, la Convenzione
Nazionale su richiesta di Saint-Just vota un decreto che proibisce
la presenza degli accusati se minacciavano la Convenzione
Nazionale.
ll processo  ben presto terminato e preannuncia in questo modo i
processi del grande Terrore dei due ultimi mesi della Rivoluzione
montagnarda. Il 17 germinale la morte  decretata ed eseguita
nella stessa giornata. Tutti sono colpiti dall'assenza quasi
completa del popolo di Parigi che non partecipa o tace al
passaggio di Danton e degli altri condannati. [...].
Vorrei finire col porre un quesito a proposito della morte di
Danton: che cosa ci insegna la vicenda di Danton, ma soprattutto
di Robespierre, intorno ai fondamenti delle nostre moderne
democrazie? I protagonisti della vicenda pensano, rifacendosi a
Rousseau, di partire da uno schema politico che vede nella legge
l'espressione della volont generale, da cui scaturisce l'odio di
ogni fazione, di ogni partito. L'ambiguit di Danton , forse, di
aderire in un certo modo a questo schema della volont generale e
di aderire, insieme, alla possibilit di un'opposizione, di un
partito d'opposizione che non sia un tradimento generale. Danton 
insieme l'uomo del Terrore, della violenza popolare: del terrore,
perch  lui il fondatore del tribunale rivoluzionario, e anche
l'uomo dell'indulgenza. Mi sembra che sia in questa contraddizione
la ragione ultima della sua morte; mi sembra che questa morte
tragica sia ancora, in questo senso, un evento significativo nella
riflessione civile sul presente della nostra politica.
